Mutando un precedente orientamento consolidato, la Corte di Cassazione ha ritenuto che l’instaurazione di una nuova famiglia di fatto, anche se non legalizzata, fa perdere alla donna il diritto all’assegno divorzile, non essendovi più alcun rapporto con il precedente coniuge e non potendosi più considerare il tenore di vita goduto durante il precedente matrimonio.

Una interessantissima questione che sta divenendo di estrema frequenza a fronte dei matrimoni misti tra donne italiane e uomini stranieri, è stata affrontata dalla Cassazione che ha censurato il comportamento del Tribunale dei Minori che aveva inspiegabilmente autorizzato il rimpatrio di una bambina negli U.S.A. con il padre, sottraendola alla madre in Italia, senza valutazione alcuna sulla idoneità del richiedente con precedenti per droga, alcolismo e stati di detenzione.

La singolare questione che è stata posta all’attenzione del Tribunale e poi della Corte d’Appello di Firenze, riguardava la fertilità del marito ed in particolare l’unilaterale decisione dello stesso, nascosta alla moglie, di non procedere ulteriormente nel ciclo di cure per giungere alla fecondazione assistita, in precedenza decisa in comune e ciò nonostante che la moglie si fosse sottoposta a terapie specifiche.

Sono stati di recente pubblicati gli ulteriori dati relativi alla categoria professionale degli avvocati in Italia, che indicano in oltre 230.000 i legali iscritti, (inclusi coloro che non hanno mai sostenuto l’esame di Stato ma hanno utilizzato lo stratagemma di recarsi in Spagna, Romania e simili, iscrivendosi nei relativi albi e chiedendo il trasferimento).

Per ciò che riguarda la casa coniugale, espressamente l’art. 337 sexies introdotto dal D.Lgs. n. 154/13 nel codice civile, stabilisce che, il godimento della casa familiare deve essere attribuito tenendo conto prioritariamente dell’interesse dei figli.
La giurisprudenza ha chiarito in maniera assolutamente univoca che la compressione del diritto di proprietà e quindi l’estromissione dalla casa del coniuge proprietario in favore dell’altro, con il quale vivono i figli minorenni o maggiorenni non autonomi, può essere statuita dal Tribunale (prima dal Presidente e poi con la sentenza finale) solo appunto nell’ipotesi in cui sussistano figli privi di autonomia.

Pubblicazioni Avv. Maurizio Bruno

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