I coniugi “separati in casa” possono ottenere egualmente la sentenza di scioglimento degli effetti civili di matrimonio, pur avendo continuato a vivere sotto lo stesso tetto durante la separazione legale. Questo perché, ciò che è rilevante è che non vi sia stata “comunione materiale e spirituale”, e cioè che non sussista la volontà di “riservare al coniuge la posizione di esclusivo compagno di vita”.Secondo Trattandosi di una anomala separazione in casa, laddove i coniugi, pur dividendo il tetto, provvedevano autonomamente alle proprie necessità ed alla propria gestione, rimanendo in due ambienti distinti, consumando i pasti separatamente e dormendo in due camere separate, senza alcuna partecipazione dell’uno nella vita dell’altro, va ribaltata la decisione delle precedenti corti e deve essere accolta la domanda divorzile.

Il fatto che l’ex moglie abbia ottenuto l’assegno divorzile di € 1.000,00 non esclude il suo diritto ad una rivalutazione di tale assegno in quanto la Corte d’Appello ha omesso di considerare il contributo fornito dalla stessa al patrimonio familiare ed alle vette economiche conseguite dal marito.
Infatti come insegna Cass. n° 18287/18 l’assegno divorzile al quale deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, comporta che il giudice deve effettuare una valutazione comparativa delle condizioni economiche/patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dalla donna alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.
Conseguentemente non avendo la Corte d’Appello, né valutato i redditi dei coniugi comparativamente fra loro, né determinato l’apporto economico dato dalla donna, la quale aveva rinunciato agli studi universitari ed all’eventuale carriera in tal senso per dedicarsi alla cura della figlia, questa dovrà riesaminare il caso alla luce dei principi indicati dalla Corte Suprema.

Ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ai sensi dell’art. 9 della Legge 01 Dicembre 1970 n° 898, nel testo modificato dall’art. 13 della legge 6 Marzo 1987 n° 74, la titolarità dell’assegno di cui all’art. 5 della stessa legge 01 Dicembre 1970 n° 989, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell’assegno divorzile, al momento della morte dell’ex coniuge, non già come titolarità astratta del diritto all’assegno divorzile che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un’unica soluzione.

Pubblicazioni Avv. Maurizio Bruno

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