Di particolare interesse è la sentenza del Tribunale di Trani n° 3445 depositata il 30/08/2021 con la quale si affrontano due argomenti di estrema attualità.
Da un lato la necessità o meno del consenso di entrambi i genitori per la pubblicazione di immagini dei figli sui vari social, dall’altro il risarcimento del ritardo nella cancellazione, cosiddetto “astreinte” in applicazione dell’art. 614 bis c.p.c.

Di estremo interesse è l’intervento della Corte di Cassazione con l’ordinanza di ben 20 pagine (n° 40490 depositata il 16/12/2021) con la quale veniva affrontato il problema della revoca o della limitazione della responsabilità genitoriale, ex art. 330 e 333 c.c. (si trattava di una madre con gravi problemi psichiatrici e di un padre scarsamente collaborativo non convivente), senza che al minore sia stato nominato un difensore.
La violazione di tale obbligo comporta ora, secondo la Corte, la remissione della causa al giudice di I grado che dovrà provvedere in tal senso.

Con una nuova marcia indietro, la Cassazione con la sentenza a Sezioni Unite n. 32198 pubblicata il 5/11/2021 cambia nuovamente opinione.
Ora una donna divorziata che abbia instaurato una stabile convivenza con un nuovo compagno, può egualmente aver diritto a conservare l’assegno divorzile, contrariamente all’orientamento che si era ormai consolidato non solo nell’ambito del divorzio, ma anche in parte nell’ambito della separazione dei coniugi.

Le associazione dei padri accolsero con indubbio giubilo la promulgazione della legge n° 54/2006 che per la prima volta introduceva il principio dell’affidamento condiviso del minore.
Con la tripartizione delle decisioni del giudice in tema di affidamento (di norma condiviso), collocamento (determinazione della residenza del figlio) e responsabilità genitoriale (decisioni ordinarie e straordinarie sul minore) si ipotizzava che, finalmente in questa maniera i padri, avrebbero avuto lo stesso tempo da passare con il minore rispetto quanto era concesso alla madre.
Le cose, come sappiamo, non andarono così.

Niente più diritto a mantenere il pregresso tenore di vita. L'assegno divorzile spetta soltanto se non si è autonomi ecconomicamente. Dopo ventisette ani cambia l'interpretazione della legge divorzile. Una questione che interessa migliaia di donne.

Pubblicazioni Avv. Maurizio Bruno

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